Wii + ??????

30Giu08

A parte il fatto che non capisco come diavolo potrebbe usarlo Caparezza, al primo impatto direi che questa notizia mi da di che pensare. Forse ci stiamo spingendo troppo oltre con la fantasia e i concept, eppure proprio qualche tempo fa mi sono chiesto come mai la Nintendo non avesse ancora fatto un elemento indossabile per aumentare la user experience.

Eccomi accontentato dunque? vedremo i progressi futuri… intanto medito sulla cosa e mi tengo a distanza di entusiasmo.

Un giorno o l’altro magari metto online qualche schizzo di quello che avevo pensato per la Wii.


Giusto ieri, parlando con Gianluca del lancio di Firefox 3, mi sono trovato a ragionare riguardo quale sarà il mio browser dei prossimi mesi. Da qualche tempo sono passato a Flock, quando ho cominciato a usare varie piattaforme sociali e di blogging, ma ultimamente, complice il fatto che è installato di default in Linux Ubuntu Hardy, sono tornato a Firefox.

Motivazione principale abbastanza banale: trovo l’ultimo PandaRosso decisamente più snello, il che è molto normale considerando che l’attuale versione di Flock (la 1.2) è basata su Firefox 2.x, notoriamente un po’ in difficoltà dal punto di vista delle prestazioni, in certi casi.

Oggi sfogliando i Feed non letti di ArsTechnica mi sono trovato di fronte a questi due articoli, e di nuovo sono in dubbio. Vedremo.

Hands on: Flock 2 steps up the social browser game
Firefox 3 launch a success: 8 million downloads in 24 hours

Per ora, considerando che su Firefox posso usare tranquillamente sia Twitter che sfogliare i miei bookark di del.icio.us, consideando che non sto molto guardando Facebook e Flickr, e infine considerando che sto usando massicciamente la Web Developers Toolbar e Firebug, credo che rimarrò su questa soluzione per un po’.

Ma tengo d’occhio il browser sociale ;)


Sito per un’impresa edile. Il concetto che voglio esprimere è il seguente: poche cose ma in modo chiaro. Un’impresa di costruzioni ha bisogno di comunicare un numero circoscritto di informazioni: il suo modo di lavorare, la sua tipologia di lavori (o quella verso cui si sta spostando), il territorio in cui opera e i suoi contatti.

Ho in mente un tipo di concept di base di questo tipo:

  • un sito “one page” che si scorra in verticale o orizzontale
  • zone di informazioni separate e identificabili: filosofia, showcase, territorio, contatti
  • un effetto di slide per muoversi all’interno della pagina

Voglio che il sito sia visualizzato, a prima vista, in modo omogeneo a qualunque risoluzione. Ho provato a rendere questo concetto nello schema che segue: la prima zona visualizzata (in verde), dovrà potersi adattare alle dimensioni della finestra del brower (il box tratteggiato), lasciando intatte le altre zone.

Di riflesso ho pensato che anche la visualizzazione dell’ultima zona, che conterrà contatti e informazioni burocratiche, dovrà comportarsi più o meno nello stesso modo, mentre le parti centrali che sono effettivamente parte del “racconto” con l’utente, si susseguono in modo continuo.

Dal momento che l’impresa non ha una vera e proprima “immagine aziendale”, mi sono lasciato un po’ ispirare dai tipi di lavori che questa porta a termine (ristrutturazioni e amplimenti di appartamenti, ma con un occhio ad un mercato più alto come quello degli showroom) per ipotizzare tre possibili schemi di colore. L’idea sarebbe quella di non avere un sito troppo austero, non troppo ingessato in colori scuri, ma abbastanza vivace, senza diventare giovanile.

Seguiranno aggiornamenti.


Interessante, avevo già sentito di questa cosa più di una volta (per prima ad una conferenza sull’Open Source cui sono andato per la tesi) e ho sempre pensato che fosse possibile.

Trovo su Ars Tecnica questo articolo interessante a questo proposito.

By 2013, we expect that Linux will take 23% of the smartphone market and will be the second most prevalent solution behind Symbian. And although LiMo and Android will take the lion’s share of the market for Linux solutions, there will be opportunities for solutions such as Maemo which will be facilitated by the encroachment of the MID (Mobile Internet Device) form factor into the mobile devices landscape

Non si parla del FreeRunner tra i possibili re di questa fetta del mercato.
Sottovalutato forse? Mi chiedo perché, forse si attende che esca per vedere che effetto avrà sui primi utilizzatori. In ogni caso ho il sentore che la mancanza del supporto a UMTS farà sentire il suo peso.


Logo del Peach Project

Ieri alle 12.00 è stato rilasciato Big Buck Bunny, un corto realizzato interamente con Blender e che rappresenta il secondo progetto video professionale nato da questo potentissimo software open source, dopo il famoso Elephant’s Dream.

L’ho scaricato, guardato un paio di volte, e devo dire che mi è piaciuto davvero. E’ qualcosa di completamente diverso dal predecessore: niente dialoghi, più divertente, più tecnico da un certo punto di vista. Per quanto mi riguarda, obiettivo raggiunto da parte dei ragazzi del team, tra i quali spicca un italiano tra l’altro, Enrico Valenza.

Adoro il modello di sviluppo di Blender fatto in questo modo. Si prendere un gruppo di sviluppatori e li si finanzia (tramite sponsor, donazioni e prevendite dei dvd) per lavorare con Blender ad un progetto di livello professionale, costruendo un team non solo di esperti di CG, ma anche con programmatori che modifichino il software e un direttore di produzione che coordini il lavoro. Alla fine ottieni un prodotto di qualità, materiale liberamente utilizzabile e un software migliorato sulla base di esperienze progettuali vere. Great!

E ora, occhi puntati su un’iniziativa che spero avrà altrettanto successo: Apricot Project, Open Game


E va bene, lo so. Non ho resistito..

Maledetti supermercati ;)


Ne avevo sentito già parlare, ed ero rimasto un po’ basito dall’idea che qualcun potesse voler utilizzare una piattaforma online per organizzare il proprio stato di salute. Sarà che non sono sicurissimo che tutti i medicinali servano, e sarà che sono un fervido sostenitore del principio “una sana dormita fa passare tutto” ma l’idea di mettere su una piattaforma potenzialmente attaccabile questo tipo di dati mi ha turbato diciamo.

Ho letto questo articolo su Ars Techica, interessante perché illustra in modo semplice l’uso che Google può fare dei dati che gli diamo quando utilizziamo gratuitamente i suoi servizi. Sembra che per quanto riguarda Google Health verranno sicuramente utilizzati dalla società, ma dai termini di utilizzo pare che il modo in cui saranno diffusi sarà totalmente anonimo e utilizzato solo a livello statistico. Cito dall’articolo.

Google claims that it absolutely will not share your identified or de-identified information without explicit consent, except in situations requiring the company to do so by law. If Google becomes involved in a merger or acquisition, the company will provide notice to all users before any personal information is transferred, and will only share aggregated, nonpersonal information with third parties. For example, Google might say that 20 percent of Google Health users have imported data from Walgreens.com, or that 5 percent of users with seasonal allergies clicked ads for Claritin.

Mi vien da dire che sicuramente Google Health è un passo delicato per questa società. E’ vero che i dati personali medici sono un argomento difficile da trattare perché si tratta di dati ritenuti molto ‘personali’ però a tutti gli effetti anche le nostre mail di lavoro lo sono, anche i rapporti bancari, le lettere che ci scriviamo con gli amici e fidanzati. Potenzialmente di dati sensibili ce ne sono molti. Toccare un ambito che gli utenti ritengono sia molto ‘personale’ li potrebbe insomma portare a riflettere più attentamente sulle Policy di utilizzo che Google impone ai suoi utenti.

Forse non tutti hanno riflettuto (io tra questi) con vera attenzione su quello che viene fatto con le nostre mail, chat e immagini, e forse un servizio del genere potrebbe scatenare una piccola onda di riflessione negli utenti. Qualcuno questa riflessione l’ha fatta, vi consiglio di andarvela a leggere con spirito critico. Magari un giorno scriverò anche la mia più in dettagio.

Sicuramente la possibiltà di poter condividere con persone specifiche i propri dati sanitari credo possa essere un vantaggio se utilizzato in modo intelligente, qualcosa che vada oltre iniziative un po’ stentate e poco progettate a livello nazionale come la Carta Regionale dei Servizi della Lombardia. Rimane il dubbio della privacy, forse perché effettivamente una riflessione vera a livello di leggi internazionali non esiste ancora sui dati che circolano in rete, e sui modi con cui possono essere usati. Ma non ne sono del tutto sicuro quindi se qualcuno può smentirmi lo faccia.


Bionicle Photok

Forse qualcuno me lo aveva anche segnalato e non me ne ricordo, fatto sta che ho scoperto dell’esistenza della nuova serie di Lego Bionicle(tm), grazie ad prezioso regalo di Sara.

Devo dire che la linea non mi dispiace. Il modello che ho ricevuto fa parte della subserie Matora, che comprende i cinque modelli più piccoli per scala e numero di pezzi. Rispetto alla prima serie, che ho avuto modo di avere in mano quando uscì qualche anno fa, per via di un colpo di testa mio e di Heskion al supermercato (aaah bei tempi), mi sembra che si siano un pelo ingranditi e che siano più curati nei dettagli. Anche la scatola ha una sua identità più precisa, diversa dalla classica box di cartone.

Bionicle Photok, Scatola

Chissà, magari qua e là ricomincio a collezionarli, e magari vi posto qualche foto in più ;)

Grazie a Heskion e Sara che sono i principali fautori della mia legione di Bionicle!!


Sono di ritorno da una piacevolissima serata al cinema (all’Arcadia di Melzo ovviamente) in cui ho visto per la seconda volta Iron Man, l’ultimo film ispirato ai personaggi di casa Marvel.

Il film mi è piaciuto molto, più della prima volta, e ho notato che sono stati usati dei pezzi di design molto celebri per dare risalto allo status di Tony Stark, cosa che mi ha lasciato piacevolmente colpito. In realtà l’uso di pezzi d’arte/architettura nella cinematografia è una pratica diffusa, anche perché il design effettivamente rappresenta in modo chiaro una parte della nostra società, ma sono stato contento di vederne utilizzata una parte per una trama che normalmente non sarebbe considerata ‘culturalmente elevata’ e quindi che teoricamente non necessita di particolari accorgimenti da questo punto di vista. Mi piace pensare che questa aggiunta sia stata pensata appositamente e con cura e che, oltre ad un pallino in più nel mio personale giudizio sul film, dia in qualche modo più valore a questo prodotto per appassionati di cinema+fumetti.

Ecco le citazioni che ho trovato. Qualcuno me ne ha trovate altre?

Lampata Arco, di Achille Castiglioni
Nel salotto di Stark, davanti alla grande finestra sulla sinistra

Lampada Arco, di Achille Castiglioni

Chaise Louge, di Charles Eames
Nel salotto di Stark, davanti ai divani e a fianco del tavolino. Guardando la grande finestra si trova sulla destra.

Chaise Louge, di Charles Eames

Barcelona, di Mies van der Rohe
Si vede nel Palazzo della Stark, verso la fine, quando l´assistente esce dallo studio e incontra l´agente dello S.H.I.E.L.D. per poi proseguire verso lo scontro finale.

Barcelona, Mies Van Der Rhoe


Ci sono alcuni siti che mi accompagnano nel lavoro (posso già chiamarlo così?) nella mia passione per il web, sin da quando ho cominciato ad avvicinarmi a questo mondo. Durante la tesi ho dovuto per forza di cose smettere di leggere gli articoli che trovavo interessanti, e ora sto riprendendo un po’ la mano.

A List Apart è uno dei miei punti di riferimento, e oggi leggendo questo articolo ho tratto diversi punti di riflessione ma, come mi accade spesso, più che trovare rivoluzionari modi di vedere le cose, mi è servito piuttosto a ricordare cose che già conoscevo, e fissarle più saldamente.

Il cuore di una Community sono le persone, specialmente in una come Flickr, o come La Settima Torre: i contenuti sono subordinati alle possibilità di interazione tra gli utenti perché sono queste ultime che potenziano i primi. In altre parole è l’aspetto sociale che crea la motivazione necessaria per la produzione dei contenuti da parte degli utenti, soprattutto a lungo termine.

Nei primi stadill’inizio, in cui un visitatore cerca interazioni semplici per provare a integrarsi, l’interfaccia divertente di flickr e la possibilità di fare storage delle proprie foto online possono essere una buona motivazione iniziale. Tuttavia con il passare del tempo è l’aspetto più connesso a ciò che fai con i tuoi contatti, ai gruppi e alle iniziative che contano veramente.

E’ vero anche che il passaggio sia semplice per l’utente, perché indipendentemente da tutto serve un certo sforzo per essere “attivo” e interagire con più costanza e passione con qualcosa. La spinta “sociale” deve comunque essere forte, e per questo lo staff di una community dovrebbe favorire le iniziative di interazione tra le personalità emergenti, allargare le maglie delle regole che sono state create, coltivare e motivare i gruppi nascenti.

Design, in this context, becomes more about showing what’s possible than showing what’s there. Imagine your site as a “Game for the Masses” where you don’t make the rules. Leave your members to negotiate and communicate and you’ll get a much richer result.

Non è un chiedere agli utenti di fare qualcosa, ma cercare di capire cosa vogliono fare e trovare un modo per far si che si divertano a farlo.




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